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VALUTARE LE PIETRE DI COLORE, molto più di 4C

05/04/2018

Bentornati, vi aspettavo!
Come si valutano e classificano le pietre di colore? Se per il diamante abbiamo le 4C auree che abbiamo imparato a conoscere negli articoli precedenti, nel caso delle gemme di colore le cose di complicano.
Possiamo chiaramente immaginare che la differenza di valore tra le pietre la fa la rarità, ma perché pietre della stessa specie hanno prezziari differenziati?
Il primo fattore è ovviamente il peso, se vi ricordate un diamante da 1 ct. vale più di dieci da 0,1, allo stesso modo vale per le pietre di colore.
Altro fattore è il taglio, un taglio simmetrico e ben eseguito fa apparire la pietra più brillante, senza effetti finestra (quando osservando la pietra dalla sua tavola si riesce a vedere oltre il suo apice, come se vedeste attraverso un oblò) od ombre (al contrario, quando osservando una pietra dall’alto vedeste zone nere o comunque appunto in ombra). I tagli sono quelli classici di cui si è parlato nel diamante: ovvero brillante, gradini o misto nelle forme quadrata, cuscino, navette, goccia e tondo ecc.
Un taglio però squisitamente delle pietre di colore è il taglio cabochon, un taglio semplice che presenta un padiglione piatto ed una parte superiore bombata e levigata. Come il bassorilievo, il cammeo e la cuvette anche il cabochon è un taglio del passato, che caratterizza principalmente gioielli antichi. 
Anche la purezza, come nel diamante, è uno dei cardini per valutare una pietra di colore, ma evitiamo di usare la stessa severità per tutte le pietre.
Ciò avviene non per fare figli e figliastri, ma per loro stessa natura, dal momento della loro formazione, alcune pietre è normale siano incluse più di altre.
Per questo si è deciso di classificare le pietre come I, II e III tipo. Ora con pietre del terzo tipo non intendiamo delle pietre aliene (mica siamo Steven Spielberg), ma pietre che appunto presentano più inclusioni delle altre; la pietra principe per questa tipologia è lo smeraldo, ma ne fanno parte anche i rubini ad esempio.
Le pietre del secondo tipo sono scusate quando hanno un basso numero di inclusioni, ad esempio lo zaffiro o l’alessandrite. Infine, abbiamo le pietre di tipo I, queste per essere di valore devono essere il più pure possibile, “pure alla lente” come si suol dire, esempio su tutti l’acquamarina.
Quindi per farla breve un rubino IF sarà pulito come un’acqua marina IF, ma un rubino valutato come VS avrà molte più inclusioni di una acquamarina VS.
Veniamo ora a quella che forse è la voce principale nella valutazione delle pietre di colore, ovvero: il colore.
Tre sono le voci da valutare quando si classifica il colore di una pietra: Tinta, Tono e Saturazione; il che rende la questione vasta e minuziosa. La tinta si riferisce al colore, confrontando la pietra in esame con delle tavole colorimetriche (solitamente Munsell o GIA Gem Set). Quando si indica il colore di una pietra si enuncia prima il colore principale (ad esempio blu) e poi la sfumatura secondaria (ad esempio giallastro, bluastro, verdastro ecc.).
A volte sono proprio le sfumature a fare la differenza tra le specie gemmologiche, ad esempio un rubino può, nel caso in cui sia particolarmente chiaro, apparire rosso aranciato, ma nel caso esso sia arancio rossastro ecco che la pietra non è più definibile rubino ma “zaffiro arancione”.
Il tono invece indica semplicemente quanto un colore sia chiaro o scuro, una tonalità media è sempre preferibile.
Per saturazione intendiamo quanto un colore è acceso e vivido, più è elevata la saturazione più è preferibile la pietra.
La complessità di tale tipo di classificazione fa sì che essa sia principalmente materia di gemmologi professionisti, ma tale complessità fa sì anche che il compratore sia difeso da quelle nomenclature di colore francamente illusorie quali “blu manto di madonna”, “verde acqua” (come se l’acqua di Venezia, delle Bahamas o del Mekong avessero lo stesso colore) ed altre.
Gli ultimi criteri poi da valutare su questo tipo di gemme è la presenza di trattamenti e l’origine geografica, ma vista la lunghezza dell’argomento preferisco dedicare un articolo a parte per quanto riguarda i trattamenti gemmologici, mentre i luoghi delle gemme andremo a scoprirli volta per volta quando entreremo nel merito delle singole pietre. Per oggi mi fermo qui, vi aspetto al prossimo articolo dove vedremo, assieme, quali artifizi mefistofelici utilizzi il gemmologo per distinguere i vari tipi di gemma.
​​​​​​​Alla prossima, tante buone cose.

 
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