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BREVE STORIA DEL TAGLIO TONDO

13/02/2018

I tagli sono tantissimi, abbiamo visto, ma uno su tutti può essere considerato il taglio per eccellenza.
Quando pensiamo ad un diamante immaginiamo sempre un brillante sfaccettato, ma non è sempre stato così. Il diamante è il materiale più duro in natura tagli (per chi non lo sapesse “diamante” deriva dal greco “ἀδάμας”, “indomabile”) e non vi era un tempo la possibilità di sbizzarrirsi in fantasiosi tagli.
Diversi gioielli di epoca romana o altre antichità indiane o persiane presentano diamanti sì montati, ma grezzi.
La forma a ottaedro (immaginate due piramidi unite alla base) o cubica, due tra le molte forme che il diamante grezzo può avere, ben si prestavano alla montatura “diretta”, specialmente su anelli.
Ora, non dovete farvi in mente l’immagine dei suntuosi anelli a cui siamo abituati ora, le pietre erano per lo più opache e per nulla sfavillanti, ma venivano apprezzate per la loro rarità e per essere simbolo di forza e tenacia.
​​​​​​​Ebbene sì signore e signori, la Hollywood dei film in costume vi ha mentito anche su questo frangente.
Passeranno molti secoli prima che l’occidente riscopra la sua passione per le pietre ed il commercio, attorno al 1300 infatti, alla Regina del Mediterraneo vengono portate nuove pietre e i suoi servi con paziente perizia iniziarono a levigarle sfregandole tra loro e con polvere di diamante.
​​​​​​​Venezia in quegli anni iniziava la sua egemonia commerciale e i suoi raffinati gioiellieri, si dice, inventarono il primo taglio del diamante: il “taglio a punta”. Questo tipo di taglio rendeva più regolari i piani del grezzo e migliorava la riflessione della luce sulla pietra.
Dal taglio a punta poi, nelle Fiandre, a cavallo tra il XV ed il XVI secolo, il taglio si evolvette in due direzioni: il “taglio a tavola”, ovvero un diamante “taglio a punta” a cui veniva appiattita una delle due punte per una certa altezza, ed il taglio “a rosa”, un taglio che prevede una base piatta ed un corpo sfaccettato.
Si potrebbe dire che dal “taglio a tavola” a base quadrata nacque poi l’ispirazione per il “taglio tondo”, mentre da quello a base rettangolare per il “taglio a baguette”.
È sempre difficile dare una datazione precisa all’invenzione di un taglio, spesso e volentieri questo nasceva dai mille e più tentativi di un tagliatore, ma nella seconda metà del 1400 avvenne una ulteriore rivoluzione nel mondo dei tagli.
I tagliatori iniziarono a levigare gli spigoli delle pietre, che da base quadrata si ritrovarono ad essere ottagonali e a presentare delle rudimentali faccette, nacque così il “taglio singolo”.
Passarono molti anni e molti tentativi fino a che nel 1650, data cardine per la storia del taglio del diamante, il cardinale Mazarino (proprio quello dei “Tre moschettieri”) decise di donare a Luigi XIV dodici pietre dalla forma mai vista prima; nacque il: “taglio Mazzarino”. Tale taglio, detto anche “doppio”, presenta 32 faccette, 1 tavola superiore e 1 tavola inferiore (contro le 8 faccette e 2 tavole del “taglio a tavola”). Potremmo dire che più che un anno cardine sia stato un vero e proprio anno… CARDINALE!
Pochi anni più tardi un tagliatore veneziano rese ancora più ardito tale taglio e creò il “taglio Peruzzi” o “taglio triplo”, quello che si potrebbe quasi definire il nonno del “taglio brillante”, anche se a base ancora non rotonda; tale taglio presentava ben 56 faccette e 2 tavole.
I miracoli della moderna mola avevano incontrato la pazienza di un santo (il celeberrimo Agricola ci dice che serviva circa una settimana a faccetta) per rendere i cristalli di una bellezza divina.
Passano gli anni, si scoprono nuovi giacimenti, il Brasile fa la fortuna dei commercianti di diamanti (e non solo) portoghesi. La nuova ondata di diamanti porta ovviamente ad una continua ricerca al taglio perfetto e le variazioni sul tema partendo dai “tagli a rosa” e dal “taglio Peruzzi” davvero non si contano. 
Nascono ad esempio il “taglio brasiliano” ed il “taglio lisbona”; ok certo i nomi erano banali, ma probabilmente tutta la fantasia era andata sul taglio. Ancora si scoprono nuove miniere (si veda il Sud Africa), nascono nuovi tagli, siamo alla fine dell’800 e sul mercato la fanno da padrone i tagli “old mine” (“vecchia miniera”, del tutto simile al Peruzzi, il cui nome indicava inizialmente l’origine Indiana o Brasiliana) e “old european” (“vecchio europeo”).
Essi sono quelli che attualmente nel commercio si definiscono tagli vecchi, o antichi (quelli ancora più antichi si addicono più all’antiquariato che alla gioielleria al dettaglio). Tra loro differiscono di poco, presentano 58 faccette, l’uno era più affusolato dell’altro, infatti spesso da un solo grezzo si potevano ottenere un solo “vecchia miniera” o due “vecchio europeo”. Le forme si fanno sempre più precise ed il contorno sempre più tondo.
Nel 1919 Marcel Tolkowsky all’interno della sua opera “Diamond design” enunciò, dopo anni di studi di ottica e delle proprietà fisiche del diamante, le proporzioni perfette del taglio tondo a 57 faccette (58 se con apice sfaccettato).
Nacque così il “taglio tondo brillante”, e non solo il “taglio tondo brillante”, ma oserei dire il “taglio tondo” più “brillante” possibile, infatti gli studi di Tolkowsky furono volti proprio a rendere queste pietre il più brillanti, sfavillanti e luccicanti possibile.
Tale taglio è detto anche “taglio ideale americano”, che dal di poco successivo “taglio ideale europeo” o “taglio nuovo europeo” differisce solo per minime variazioni nelle proporzioni.
Certo ogni taglio ha la ​​​​​​​sua storia da raccontare, molti tagli “di mezzo” sono stati tralasciati, ma lo spazio è questo e qui si conclude il nostro breve racconto sul “taglio tondo”, il taglio più celebre, il taglio più amato e che ha fatto innamorare avvenenti giovani di meno avvenenti anziani miliardari.
​​​​​​​Eppure, esso ha sugellato anche storie d’amore bellissime, magari la vostra, magari quella dei vostri genitori, o magari quella di quei due distinti vecchietti che spesso passano mano nella mano davanti al nostro negozio veneziano.
Augurandovi di trovare il vostro taglio perfetto, vi saluto e vi do appuntamento al nostro prossimo articolo.​​​​​​​

 
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