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IL CARATO: Dalla Pianta alla Pietra

16/01/2018

Un caloroso saluto alle amiche e agli amici che ci hanno seguito fin qui ed uno ancora più grande ai nuovi arrivati!
In questo breve articolo vi parlerò del peso d​​​​​​​ei diamanti e delle pietre preziose in genere: il Carato.
Innanzi tutto iniziamo col dire che il carato gemmologico ed il carato metallurgico sono molto differenti.
Il primo, che è quello che tratteremo approfonditamente, si riferisce appunto ad una massa (convertibile in grammi) e si indica con la sigla ct.; il secondo indica invece una “misura” di purezza.
Presa una lega di oro e altri metalli e divisa in ventiquattresimi, il carato indica quanti ventiquattresimi di metallo prezioso abbiamo all’interno di questa lega e si indica con l’abbreviazione kt. o k.
Ricapitolando con provocazione direi che il carato gemmologico indica quanto il vostro lui o la vostra lei vi amino, quello metallurgico quanto puro è il suo amore.
Sperando di non aver creato troppa zizzania continuerei ora con la mia spiegazione.
Il termine carato deriva dalla parola araba qīrāṭ (قيراط‎) che a sua volta deriva dal greco keration (κεράτιον) e significa letteralmente “piccolo corno”.
Questo piccolo corno altro non era che il frutto del carrubo, il lungo baccello di cui sono ghiottissimi gli asinelli e i bimbi alle fiere paesane (se esistono ancora, probabilmente questo è solo un mio lontano ricordo come i coni di carta coi lupini e i semi di zucca).
Vi era l’antica credenza che i semi del carrubo avessero tutti lo stesso peso, essendo ad occhio molto uniformi, perciò vennero presi come comparazione occhio-metrica per la grandezza delle gemme.
Inventiamo un esempio; siamo attorno al 1500, il giovane mercante Anilkumar partito dall’ Andhra Pradesh giunge dopo svariati chilometri di carovana proprio qui, a Venezia.
A Venezia, in cerca del miglior offerente per i suoi bei diamanti alluvionali incontra Mordechai il levantino; su una piccola bilancia a braccia Anilkumar pone le sue pietre, una alla volta, mentre Mordechai pone sull’altro braccio tanti semi di carruba quanti servono per bilanciare la pietra del giovane mercante.
Il diamante di Anilkumar è “piccolo”? Un seme di carruba è sufficiente a controbilanciare il piatto; è poco più grande? Due semi allora.
È molto più grande? Beato Anilkumar che può vendere una pietra da cinque carati! Ovviamente Mordechai pagherà di più per la pietra da cinque carati che per cinque pietre da un solo carato, questo perché oggi come allora vista la rarità delle gemme di grosse dimensioni esse hanno un costo più elevato rispetto a più pietre che assieme hanno lo stesso peso.
Nel 1832 si decise, in Sud Africa, di porre fine a questa quantomeno imprecisa misurazione, pesando diversi semi di carruba si fece poi la media aritmetica di questi pesi e il risultato fu di 0,2 grammi.
Nel 1907 poi, alla quarta Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure di Parigi, si decise di rendere ufficiale tale peso e si stabilì che un carato dovesse necessariamente equivalere a 0,2 grammi ovvero 200 milligrammi e venne chiamato “carato metrico”.
Il sottomultiplo del carato è il punto, che corrisponde alla sua centesima parte, quindi una pietra pesante un carato sarà una pietra da cento punti.
​​​​​​​Se voi, guardando un bel solitario, trovaste la dicitura mezzo carato, 0,50 ct. oppure cinquanta punti, sappiate che sono tutti sinonimi.
Qui finisce la mia breve storia del carato, un giorno vi spiegherò invece per quale motivo si utilizzi lo stesso termine per la purezza dei metalli. Sperando di non avervi annoiato, vi lascio pieni di trepidante curiosità al prossimo articolo del nostro blog.
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