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IL COLORE NEL DIAMANTE

22/12/2017

Eccoci di nuovo! Come vi avevo promesso qui vi spiegherò qualcosa sul colore dei diamanti.
Partiamo dalle basi! Il colore è dato dalla percezione di determinate onde elettromagnetiche dette “onde dello spettro del visibile”, termine complicatissimo utilizzato dai fisici per chiamare la luce, da parte della nostra retina.
La luce del sole o la luce bianca emessa da una lampadina, contiene dentro di sé tutti i sette colori dell’arcobaleno.
Che venga dallo Spazio e attraversi milioni di chilometri o che provenga dall’abat-jour sulla vostra scrivania essa sarà composta da radiazioni comprese tra i 380 (limite massimo dei raggi ultravioletti) e i 750 nanometri (regione dello spettro che coincide con l’inizio degli infrarossi) che prese singolarmente saranno: il violetto (380-450nm), il blu (450-475nm), il ciano (476-495nm), il verde (495-570nm), il giallo (570-590nm), l’arancione (590-620nm), il rosso (620-750nm).
A volte potreste aver visto dei luccichii colorati sotto un getto di irrigazione, o per i più romantici, sotto il flusso d’acqua di una grande cascata, ebbene questa non è altro che la luce del sole che viene rifratta (deviata a causa del cambio di materiale che lei attraversa) e mostra tutti i colori di cui è composta.
Quando la luce attraversa dei materiali che per loro composizione chimica e struttura fisica assorbono determinate radiazioni ecco che vediamo tali oggetti del colore la cui radiazione non viene imprigionata da essi; tale fenomeno è detto “assorbimento selettivo”.
Alcuni colori poi, ad esempio il marrone, non sono nello spettro, ma noi li vediamo per la sovrapposizione o la sottrazione delle radiazioni colorate che li compongono.
Per i minerali, e per il diamante in questo caso specifico, avviene esattamente la stessa cosa. Il diamante è un minerale idiocromatico, ovvero può presentarsi in diversi colori, in un' incredibile variante di intensità e tonalità.
Solamente una piccolissima percentuale dei diamanti è incolore, i colori coi cui si presentano più di frequente sono il giallo, il marrone, il grigio o il verde.
Il gemmologo J.R. Sutton, nel 1928, classificò i diamanti in 4 colori: giallo, marrone, grigio, nero. Tutti gli altri colori in cui i diamanti si presentano appartengono a queste “categorie”.
Ovviamente anche tra questi ve ne saranno di più o meno rari; ad esempio i diamanti gialli e verdi sono abbastanza diffusi, come anche i marroni, mentre blu, rosa e rosso sono rispettivamente le nuance più rare, diamanti il cui valore all’asta raggiunge prezzi stellari.
Una causa del colore è la presenza di concentrazioni di elementi differenti dal Carbonio nel reticolo cristallino, spesso entrati in minime quantità durante la formazione del minerale, essi possono essere: Azoto (ad esempio nei diamanti gialli), Boro e Idrogeno (ad esempio nei diamanti blu).
Un’altra invece è la deformazione plastica del reticolo cristallino, la quale può dare origine a diamanti rosa o rossi.
Vi è anche la possibilità che le due cose si combinino; ad esempio secondo uno studio di L. Massi (et al.) una concentrazione di atomi di Azoto associata ad una deformazione plastica del reticolo può portare alla formazione dei così detti “centri ambra” e donare al diamante una colorazione che va dal marrone allo champagne, passando per l’arancio.
Totalmente differente è invece la questione dei diamanti verdi e dei diamanti neri. I diamanti “neri” non esistono, o meglio non esiste un vero e proprio colore nero per i diamanti, essi appaiono neri a causa di numerosissime inclusioni di grafite, ossidi metallici od altri minerali opachi; tali inclusioni rendono la pietra molto più fragile delle sue sorelle più pure e per questo più difficile da tagliare.
Non lasciatevi ingannare però da queste parole, un diamante nero rimane una pietra esotica ed affascinante e, come ho potuto constatare personalmente, se aveste la possibilità di osservarne uno con un buon microscopio vedreste la luce riflettersi su questo complesso e caotico pattern di inclusioni sprigionando un luccichio che ricorda le rappresentazioni di lontane galassie, come se ogni cristallo al suo interno specchiasse un turbinio di stelle.
Il diamante verde invece è l’Hulk dei diamanti, non tanto perché sia più forte o arrabbiato, ma perché, come Hulk, prende il colore verde dopo esser stato sottoposto ad un irraggiamento da radiazioni (in questo caso naturali) durante la sua permanenza nelle viscere della Terra.
Poi magari è pure arrabbiato, in effetti non glielo abbiamo mai chiesto.
Tutti questi colori, perché il nostro diamante valga qualcosa, devono essere naturali e nel caso lo fossero la pietra verrà definita “diamante fancy”.
Il colore di questi diamanti viene valutato innanzi tutto rispetto alla rarità, poi facendo una stima del colore vero e proprio secondo criteri di tinta, tono e saturazione; in sostanza si tratta di capire quanto il colore è intenso e deciso, un blu vivo per esempio sarà valutato meglio di un blu troppo scuro.
​​​​​​​Ora, per un diamante blu, vista la sua rarità, la differenza non sarà troppa (a parità di peso e purezza), ma nel caso di un diamante giallo significa passare da un diamante giallastro sporco di bassa qualità ad un intenso giallo canarino con un balzo da migliaia di euro a carato.
Per i diamanti incolore invece la questione è un poco più complessa.


 
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